Visualizzazione post con etichetta Io sono di legno. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Io sono di legno. Mostra tutti i post

mercoledì 24 agosto 2011

Ci sono quelli che vorrebbero essere uccelli, per vedere cosa c'è al di sopra delle nuvole, per bere ossigeno puro.

[Io sono di legno - Giulia Carcasi ]

Io non sono nata uccello, sono nata grillo: ho volato a metà, sono stata un attimo in aria e l'attimo dopo a terra,

mezzo salto e mezzo volo. Meglio così, non bisogna fare l'abitudine al cielo.
[Io sono di legno - Giulia Carcasi ]

Il mare è logorroico, non ce la fa proprio a stare zitto.

Tu sei lì che vuoi stare per i fatti tuoi, che vuoi farti un giro nei tuoi discorsi e lui insiste, spush spush, ti bagna i piedi, s'intromette, spush spush, richiama attenzione.
[Io sono di legno - Giulia Carcasi ]

Le ferite sulla pelle si rimarginano in fretta, l'epidermide si rinnova di continuo, contiene molte cellule staminali,

sono cellule pronte a rimpiazzare quelle morte, sono le seconde schiere di un battaglione. Il guaio è che nel cuore di queste cellule miracolose non ce ne stanno. Ha una sola fila di soldati. E amen.
[Io sono di legno - Giulia Carcasi ]

Quelle come me si definiscono "inaffettive". Io, semplicemente, mi definisco "matura".

[Io sono di legno - Giulia Carcasi ]
 
 

Quella voglia di fregare il mondo, di guardare che intorno tutto crolla ma noi ce la faremo a restare in piedi.

[Io sono di legno - Giulia Carcasi ]

Scrivere è spogliarsi di fronte a qualcuno, lasciarsi guardare così, nudi e in piedi, pieni di difetti di carne.

[Io sono di legno - Giulia Carcasi ]

Non si leggono i diari, non ci s'infila nei pensieri dei figli.

[Io sono di legno - Giulia Carcasi ]

Abbiamo cominciato così, con la mia autodifesa e il suo attacco dolce, con le sue certezze e il mio disincanto.

[Io sono di legno - Giulia Carcasi ]

"Famiglia" no, per me "famiglia" non è mano, è spina dorsale, è il posto dello sforzo,

è un grattacielo di vertebre impilate una sull'altra.
[Io sono di legno - Giulia Carcasi ]

Il destino non fa cenni: alza la mano e dà la risposta, non suggerisce.

Le risposte le hai solo quando lui ha finito, sta andando a letto. Il destino, te ne accorgi che c'è quando guardi indietro, mai quando guardi avanti.
[Io sono di legno - Giulia Carcasi ]

Complicato come curare il dolore se non sai dov'è.

[Io sono di legno - Giulia Carcasi ]

 

Io non credo alla fortuna e neanche ai segni. Penso che il destino si fa i fatti suoi.

[Io sono di legno - Giulia Carcasi ]

martedì 23 agosto 2011

Io penso che l'amore sia un sacrificio sociale. E tu puoi dirmi che non è vero, ma questo è quello che ho visto.

Mi guardo intorno ed è pieno di gente divorziata, di storie d'amore frenate e io come faccio a stare con una persona e a credere che non finirò anch'io tra quelle macerie.
[Io sono di legno- Giulia Carcasi ]

lunedì 22 agosto 2011

Io sono di legno

Una madre e una figlia. La figlia tiene un diario e la madre lo legge. Alla storia di anaffettività, di sentimenti negati o traditi della giovane Mia, Giulia risponde con la propria storia segnata da quell'"essere di legno" che sembra la malattia, il tormento di entrambe. È come se madre e figlia si scrutassero da lontano, o si spiassero, immobilizzate da una troppo severa autocoscienza. Bisogna tornare indietro. E Giulia lo fa. Torna a riflettere sulla giovinezza ferita dall'egoismo e dalla prepotenza di una sorella falsamente perbenista, sul culto delle apparenze della madre e sul conforto che le viene da una giovane monaca peruviana, Sofia. Torna a rivivere i primi passi da medico, fra corsie e sale operatorie, il matrimonio con un primario, la lunga attesa di una maternità sofferta e desiderata. Più la storia di Giulia si snoda nel buio del passato, più affiorano misteri che chiedono di essere sciolti. E il legno si ammorbidisce. Ma per madre e figlia l'incontro può solo avvenire a costo di pagare il prezzo di una verità difficile, fuori da ogni finzione.

È l'alba di una domenica qualunque. Giulia aspetta, Mia non è ancora tornata dai suoi sabati senza freno. Sono madre e figlia divise da un precipizio di anni e segreti, apparentemente sicure delle proprie scelte: hanno applicato alle loro vite teoremi precisi e sembrano funzionare. Ma quando Giulia si ritrova a leggere il diario di Mia, l'ingranaggio si rompe. Bisogna tornare indietro. E Giulia lo fa. Torna ai ricordi di una giovinezza ferita: il perbenismo della sorella, la fragilità di una madre che non voleva guerre, l'amicizia con una suora peruviana curiosa dell'amore e dei balli e che di Dio non parlava mai. Torna ai primi passi da medico, tra corsie e sale operatorie, al matrimonio con un primario, alla lunga attesa di una maternità sofferta e desiderata. Più la storia di Giulia si snoda nel buio del passato, più affiorano misteri che chiedono di essere sciolti. Ma per madre e figlia l'incontro può solo avvenire a costo di pagare il prezzo di una verità difficile, fuori da ogni finzione.